sabato 7 febbraio 2009

Inizia l'agonia

dal corriere della sera

Le saranno dati ansiolitici e antiepilettici. Il cuore potrebbe fermarsi in meno di due settimane

UDINE — Eluana ha iniziato a morire. Da ieri è in atto la seconda fase del protocollo medico che farà tornare indietro le lancette del tempo, fino a quel 18 gennaio 1992, quando, in fin di vita per un incidente stradale, venne ricoverata all'ospedale di Lecco. Per riconsegnarla al suo destino, deviato 17 anni fa da una «rianimazione sbagliata», Amato De Monte e Carlo Alberto Defanti, i medici che la seguiranno fino alla morte, hanno concordato lo stop alla terapia di alimentazione e idratazione artificiali. «Quantità azzerate» nelle ultime 24 ore.

Di fatto, però, nonostante sia stabilita una precisa tabella di marcia, depositata anche in procura e questura, ogni particolare potrà subire modifiche. Sarà De Monte, primario di rianimazione dell'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, capo dell'équipe di volontari che ha preso in carico Eluana, a dettare le prescrizioni giorno dopo giorno, d'accordo con il neurologo che da 12 anni cura la donna. Quindici giorni, la durata del protocollo, in realtà nessuno può prevederlo. «Andrà avanti fino a quando sarà necessario», come ha spiegato Defanti.

Il conto alla rovescia

Il conto alla rovescia è già iniziato. Eluana sdraiata nel letto, un infermiere che l'assiste, fuori dalla stanza le guardie giurate. Non c'è molto da fare, ormai, se non accudirla, starle vicino, curare ogni sua reazione, ogni conseguenza legata alla sospensione dei nutrienti. Per questo, lo prevede il protocollo, ci sono due farmaci pronti per l'uso: infusioni sottocutanee di «Delorazepam» (ansiolitico) e iniezioni di «Fenobarbitale Luminale» (anti-epilettico) per prevenire gli spasmi. Si deciderà al momento. Quando sarà opportuno. Se aumentare le dosi, quando somministrare le sostanze. Perché Eluana potrebbe reagire, il suo corpo percepire l'assenza di liquidi, la progressiva diminuzione delle riserve, e fare i conti con la disidratazione. È quello che l'aspetta. Ma non nei prossimi tre-quattro giorni. Il suo volto resterà ancora intatto, le guance piene, gli occhi allungati, le labbra rosa. Certo non come nelle foto, l'azzurro sulle palpebre, i capelli lucidi e lunghi, le pose da modella in tuta da sci o a cena con le amiche. Ma pur sempre bella, anche oggi, soprattutto per la pelle, ancora bianca e distesa.

Il decadimento
Poi arriverà il decadimento. Con sintomi evidenti, manifestazioni inevitabili. Ma il decreto della Corte d'appello di Milano ha previsto anche questo, indicando «modalità tali da garantire un adeguato e dignitoso accudimento accompagnatorio, come umidificazioni frequenti delle mucose, somministrazione di sostanze idonee ad eliminare l'eventuale disagio da carenza di liquidi, cura dell'igiene del corpo e dell'abbigliamento». Una lista a titolo esemplificativo. In realtà ci penseranno gli infermieri ad alleviare i disagi, come si fa per qualunque malato terminale. E così sarà anche per Eluana quando il viso comincerà ad affilarsi, e zigomi e naso spunteranno sempre più pronunciati. Ma nessuno permetterà che la sua pelle si raggrinzisca e perda il candore, o che le labbra si essicchino al punto da spaccarsi.

Il progressivo torpore

E se i sedativi calmeranno contratture e crampi dovuti alla carenza di sali minerali, e le mucose verranno mantenute idratate, nulla potrà impedire che Eluana sprofondi in un progressivo torpore, tipico della privazione d'acqua, per poi diventare coma, sonno profondo. O che i suoi organi interni comincino a non funzionare. Il processo, secondo Defanti, potrebbe diventare irreversibile tra quattro-cinque giorni. Secondo l'anestesista che staccò il respiratore a Welby, Mario Ricco, ne potrebbero bastare tre-quattro. A questo punto il cerchio si chiuderà. E il tempo sarà tornato indietro, come ha sempre chiesto papà Beppino, in quella sala di rianimazione dell'ospedale di Lecco, dove un medico decise di salvarle la vita senza tener conto che lei, così, non l'avrebbe voluta.Questa volta, a meno di nuovi impedimenti, il suo cuore si fermerà, forse tra 10-12 giorni (nessuno può dirlo), per un prevedibile arresto cardiaco, conseguenza della disidratazione. Con lei, fino ad allora, l'inseparabile sondino.

Grazia Maria Mottola
gmottola@corriere.it

11 commenti:

fratello vento ha detto...

non voglio schierarmi sul caso Engraro, perchè sinceramente dovrei viverla la situazione per essere obiettivo.
Sto molto riflettendo su questo caso

Pupottina ha detto...

grazie per l'informazione che mi ha dato! l'ho apprezzata!
un po' però mi dispiace epr Rossana che, in fondo, cerca di salvare la sua famiglia....

grazie ancora

Pupottina ha detto...

anche a me il caso Englaro mi tormenta e non poco... ammetto di star male sentendone le vicende al telegiornale.... penso sempre a cosa farei io in una situazione del genere o a cosa vorrei che facessero per me....e già questo basta a farmi sentire ancora peggio...

buon weekend e godiamoci la vita finché tutto procede bene ...
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fratello vento ha detto...

si, hai ragione pupottina! godiamoci la vita fino a quando è possibile!

cmq su rossana...ho ipotizzato tutto!!!!

Paola ha detto...

Non so pronunciarmi su questo caso: so che è una situazione in cui non vorrei trovarmi mai e, il pensiero di certe sofferenze mi dà un senso di angoscia e di soffocamento.Quanta pena poteva essere stata risparmiata....
Ciao, ti auguro buona Domenica, un abbraccio

stella ha detto...

Silenzio e un requiem da parte mia.

sabrina ha detto...

Mi sembra di aver assistito ad una esecuzione, non riesco a dire altro forse ho detto anche troppo.

sabrina ha detto...

Ti auguro una buona domenica e ti mando un bacio.....

XPX ha detto...

E' una materia tanto delicata che avrebbe bisogno di una attenta analisi che produca una giusta legge che tuteli sia la vita che i testamenti biologici.

Myriam ha detto...

non mi sento in grado di giudicare la situazione in cui versa quella poveretta... i suoi genitori devono soffrire terribilmente... è un'argomento molto triste...

rosy ha detto...

Non saprei cosa dire,forse una cosa si...io non me la sentirei di farla morire, su questo sono sicura...ma non perchè sono cattolica...anche se capisco il dolore della famiglia...

Che Dio ci perdoni.